QUI TRA LE ACQUE CALME DEL MAR PICCOLO E IL SILENZIO DELLA TERRA, IL TEMPO HA IMPARATO A RALLENTARE.
PRIMA DI DIVENTARE CANTINA, QUESTO LUOGO è STATO RIGUFIO, LAVORO QUOTIDIANO E ASCOLTO DELLA NATURA
Alla fine del Cinquecento, i frati cappuccini scelsero questo angolo di Taranto per vivere in semplicità. Seguirono l’acqua, la terra e il ritmo delle stagioni.
Qui pregavano, lavoravano e osservavano, imparando che il tempo non è un limite, ma una guida.
Il nome Battendieri nasce da un gesto antico: battere la lana. Un lavoro umile, fatto di pazienza e cura, che prendeva forma nella gualchiera, dove l’acqua muoveva il lavoro dell’uomo.
Un nome che ancora oggi custodisce il senso profondo di questo luogo.
A pochi passi dal convento nascono le sorgenti del fiume cervaro, ancora oggi limpide e fredde, un tempo considerate rigeneranti per il corpo e per la mente
Secondo una tradizione locale, il nome del fiume deriverebbe da un antico culto di Diana, dea della caccia, che si dice avesse un tempio nelle vicinanze. Qui l’acqua non era solo risorsa, ma presenza silenziosa, capace di insegnare equilibrio e rispetto.
Quando la vita monastica si spense, il convento cambiò funzione, ma non anima. Le mura rimasero, così come il silenzio. Un silenzio che ancora oggi avvolge questo luogo e ne conserva l’essenza.
Oggi il Convento dei Battendieri continua a raccontare la sua storia attraverso il vino. Un vino che nasce dallo stesso rispetto: per la terra, per l’acqua, per il tempo.
Perché alcune storie non finiscono. Cambiano forma.
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